Muffe: cause e rimedi

Il Tessuto Tecnico è spesso utilizzato per creare strutture che proteggono dai mutamenti climatici, come tende, verande, gazebi, schermature, dehors e strutture varie.

Pur costituendo un’efficace barriera contro gli eventi atmosferici ed un elemento di decoro estetico, il tessuto è costretto a subire alla lunga le conseguenze dei trattamenti che subisce e dell’atmosfera che lo circonda: una di queste è la formazione di muffa.

Condizioni crescita Precursori Alimento per crescita
Telo bagnato, umidità dell'aria >80% a contatto con il telo Polvere, contaminanti, microrganismi, spore Sporcizia, vernice, tessuto
Contrasto superficie calda / fredda, eventi atmosferici, mancata asciugatura Vicinanze a boschi, prati o giardini, presenza di fioriere o legna secca, dehors con pavimento in legno Fumo di sigarette o stufe, cottura e consumazione cibi, mancata pulizia per lungo tempo

Cosa sono

Quello che noi chiamiamo muffe sono spesso filamenti o agglomerati formati dalla crescita di funghi microscopici; ne esistono di moltissime specie che possono crescere assieme, generati da ancora più microscopiche “spore“ delle dimensioni di pochi millesimi di millimetro. È facile quindi capire come possano essere trasportate dai flussi d’aria, sulle fibre dei vestiti e dalle particelle di polvere. La loro caratteristica principale è quella di disgregare all’esterno della cellula, mediante enzimi, le sostanze nutritive che non possono invece digerire all’interno delle loro cellule. Grandissimo è il numero di sostanze che possono intaccare e non è necessario che la superficie su cui si sviluppano costituisca un alimento per queste forme di vita; basta che con il tempo si depositino, per esempio polvere, catrame frutto di combustione, vapor acqueo da respirazione contenente particelle di saliva, o vengano utilizzate alcune vernici o plastiche tra cui il PVC, che le muffe, in presenza della giusta umidità, trovino un terreno fertile per crescere . Sebbene sotto il 65% di umidità relativa esse muoiano, le spore rimangono comunque attive pronte a generare nuovi funghi, trasportate dall’aria, quando le condizioni lo consentiranno.

Come si formano

a) In condizioni di umidità critiche, dovute sia alle precipitazioni atmosferiche che in seguito a lavaggi, quando ad esempio si avvolge una tenda non perfettamente asciutta.

b) A seguito della formazione di condensa.

c) Da un accumulo di sporcizia: l’aria che ci circonda trasporta un pulviscolo costituito da micropolveri, sporco, fumi di combustione, microorganismi, etc. che con il tempo si depositano sui teli. La mancanza di pulizia o una manutenzione errata del telo lasciano che questi contaminanti si accumulino in quantità sufficiente a nutrire le muffe e i microrganismi.

La combinazione di questi tre fenomeni porta nel tempo alla formazione di muffa con effetti dannosi per l’aspetto e la struttura del telo. Prendiamo come esempio l’interno di un dehors di un locale pubblico; il tetto è coperto da un telo per architettura tessile in PVC e magari lateralmente presenta delle chiusure. Cosa succede al tessuto? Esternamente: l’aria è più soggetta alla ventilazione e al rimescolamento, lo spazio è infinito, c’è un irraggiamento diretto del sole sulla superficie del telo, il quale si sporcherà più facilmente ma è meno soggetto a condizioni di ristagno di umidità, la superficie liscia e pendente del telo favorisce lo scorrimento dell’acqua. Attraverso il telo: avviene lo scambio di calore nei tre modi schematizzati sotto.




Conduzione di calore (interno/esterno)Convezione di calore (vento/pioggia) Irraggiamento corpo caldo (sole)

Questi fenomeni sono particolarmente importanti negli angoli del manufatto, dove l’influenza del clima esterno si fa sentire da più lati e ricircola poco l’aria internamente, se la tenda è posta in un luogo poco soleggiato durante parte del giorno e molto in altre ore. Sulla superficie del tessuto, dove la temperatura può variare di decine di gradi, in base al colore e materiale della tenda, a parità di temperatura esterna, se battono i raggi del sole o il cielo è nuvoloso; quindi si possono verificare raffreddamenti improvvisi. Oltre al vento un altro fattore di raffreddamento o riscaldamento della superficie (scambio di calore per convezione) quando piove è l’acqua, un fluido di capacità termica molto maggiore dell’aria, scorrendo rimuove continuamente calore dalla superficie, abbassandone rapidamente la temperatura. All’interno: se questa struttura fosse sempre chiusa vi sarebbe uno sviluppo di vapor acqueo dovuto alla presenza di molte persone; cibo e bevande generano vapor acqueo e il vapore trascina goccioline di olio e sostanze organiche; stufe, lampade a gas e sigarette in un locale per fumatori producono fumi che vengono assorbiti. La presenza di piante che vanno innaffiate genera altra umidità; nel terreno dei vasi sono presenti le spore delle muffe. Infine un fattore che può generare condensa è la presenza di troppi mobili, perché dividono lo spazio in molte zone con diverso microclima, con poco ricambio d’aria e percentuali di umidità differenti.

Come limitarla

Laccatura

In condizioni climatiche molto umide e con tessuti goffrati si utilizza una laccatura particolare per impedire alle gocce di acqua e alle particelle di sporco di aderire sulla superficie del telo. Si utilizzano laccature acriliche le cui proprietà idro- e oleo- repellenti sono aumentate dalla presenza di sostanze fluorurate (come PVDF o Teflon®). Nessuna sostanza si scioglie o ha una attrazione di tipo elettrostatico con esse; vengono a mancare quindi componenti fondamentali per la formazione delle muffe: l’umidità e lo sporco.

Trattamento con biocidi, antimuffa o fungicidi.

Tali sostanze agiscono a livello cellulare sugli organismi impedendo la riproduzione o il metabolismo e provocandone la morte. L’uso di tali sostanze, anche se presenti in percentuali molto ridotte, è regolamentato dalla Comunità Europea. La presenza di tali sostanze impedisce alle muffe di danneggiare il telo, nutrendosi di esso, ma non è escluso che per ristagni di acqua o umidità o per incrostazioni di sporco le muffe comunque si formino nel tempo. È necessaria la cura costante del telo da parte di chi lo utilizza.

Consigli pratici per evitare la sporcizia

Pulire regolarmente il telo ogni 6 mesi con gli appositi prodotti. Evitare o ridurre al minimo possibile attività come cucinare, accendere fuochi per barbecue, stufe a combustione o utilizzare la tenda come spazio fumatori: evitare cioè la formazione di areosol contenenti catrame, ceneri o oli che si depositano sulla superficie del telo. Evitare la formazione di ambienti polverosi o la deposizione di polveri dall’esterno. Evitare di lasciare sotto la struttura o immediatamente adiacenti ad essa possibili fonti di muffa, come legname, vasi di fiori, fogliame morto etc.

Per evitare la condensa

Se la struttura rimane chiusa a lungo, aerarne giornalmente l’interno, soprattutto dopo la permanenza di molte persone. Quando si apre una struttura precedentemente chiusa, se fuori è caldo e l’interno più fresco, arieggiare per molto tempo sino ad equilibrare le temperature: altrimenti possono generarsi ponti termici con formazione di condensa. Se invece esiste un punto di apertura verso l’esterno, per esempio il dehors di un locale pubblico in inverno, questo può comportarsi da punto freddo e nelle vicinanze condensare l’aria calda e ricca di umidità dell’interno: controllare la formazione di condensa. Evitare di chiudere la parte superiore di pergotende o arrotolare teli laterali che presentano sulla superficie gocce d’acqua, lasciare prima asciugarle accuratamente. Se il telo è impiegato come chiusura di un balcone o di una veranda, evitare di stendere il bucato, eventualmente arieggiare accuratamente dopo l’operazione. Se la struttura esterna poggia su di un piano sopraelevato, controllare eventuali ristagni di acqua al di sotto del piano stesso. Evitare di posizionare, tra le estremità fredde di una struttura e il centro della stessa, barriere o mobili che possano isolarli termicamente, raffreddandoli ancora di più. Nei casi per i quali risulta impossibile seguire le indicazioni precedenti, prevedere l’uso di deumidificatori o ventole.

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